La penitenza nei riformatori protestanti del XVI secolo

Ángel García Ibáñez

Abstract


La tematica della penitenza è centrale nella riflessione teologica dei riformatori protestanti del XVI secolo, tanto che molti autori riconducono la nascita della Riforma proprio alla rinnovata comprensione del peccato, della penitenza e della giustificazione elaborata da loro. Essi misero in discussione la teologia e la prassi penitenziale vigente fino allora nella Chiesa e proposero nuove forme di celebrazione della penitenza. Più concretamente, i riformatori negarono che la penitenza è un vero e proprio sacramento istituito da Cristo, e la compresero come un “segno” che annuncia e avvia verso la salvezza, e la cui struttura sarebbe stata stabilita dalla Chiesa. Sostennero inoltre che da tale “segno” dovevano essere esclusi i tre atti del penitente di cui parlava la teologia medievale (contritio cordis, confessio oris, satisfactio operis), affermando che tali atti non possono essere rettamente compiuti dal peccatore, né, tanto meno, preparare l’uomo alla giustificazione. Il “segno” della penitenza, per loro, sarebbe dunque costituito esclusivamente dall’assoluzione elargita dal ministro, nella quale, però, essi vedevano soltanto l’annuncio di un’offerta di perdono da parte di Dio. Asserirono infine che l’assoluzione può essere impartita da ogni fedele cristiano. Per quanto riguarda la prassi rituale, nelle comunità luterane e calviniste si eseguirono fondamentalmente tre forme di celebrazione della “confessione”: a) la “confessione – consolazione della coscienza”, fatta liberamente davanti al pastore o ad un fratello; b) la “confessione – esame catechetico-disciplinare”, da tenersi col proprio pastore prima di accedere alla Comunione durante la Cena; c) la “confessione generale”, fatta dalla comunità cristiana nella prima parte della celebrazione della Cena.

The topic of penance is at the heart of the theological reflection of the Protestant Reformers of 16th Century, so much so that many authors actually reduce the birth of the Reform to their elaboration of a renewed understanding of sin, penance and justification. They called into question the theology and praxis current in the Church until then, and proposed new forms of celebrating penance. More concretely, the Reformers denied that penance is a true and proper sacrament instituted by Christ; they understood it as a “sign” announcing and leading to salvation, and whose structure was established by the Church. They further maintained that the three acts of the penitent referred to in medieval theology (contritio cordis, confessio, satisfactio operis) should be excluded from such “sign”, affirming that such acts cannot be rightfully fulfilled by the sinner, and much less prepare man’s justification. For them therefore, the “sign” of penance is constituted exclusively by the absolution granted by the minister, which they considered, nevertheless, only as the announcement of an offer of forgiveness on God’s part. They affirmed hence that absolution can be given by any Christian faithful. As regards ritual practice, Lutheran and Calvinist communities basically carry out three forms of celebration: a) the “confession-consolation of conscience”, done freely before the pastor or a brother; b) the “confession-catechetical-disciplinary examination”, held in the presence of one’s own pastor before communion during the Lord’s Supper; c) the “general confession”, done by the Christian community in the first part of the celebration of the Lord’s Supper.

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DOI: http://dx.doi.org/10.3308/ath.v31i2.212

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